Iniziamo dal mare, da uno dei popoli che abitano nel mondo liquido, lontano dalle rumorose città degli uomini, iniziamo dai delfini.

Una antica leggenda, di cui non ricordo l’origine, spiega la peculiare intelligenza dei cetacei con la loro origine extraterrestre. I delfini infatti sarebbero un popolo delle stelle arrivato qui per aiutare gli esseri umani ma che, affascinato dalla bellezza del pianeta, ha dimenticando la propria origine.

Tursiope o delfino dal naso a bottiglia, la specie più usata nell’industria dell’intrattenimento.

I delfini sono una specie animale tutelata, la loro cattura è vietata quasi ovunque, eppure i delfinari continuano a esistere, questo perché il divieto di cattura non esclude il divieto di allevarli in cattività, e per garantire tassi di nascita (economicamente) significativi viene utilizzata l’inseminazione artificiale. Poco importa se i delfini  scelgono consapevolmente di non riprodursi in condizioni avverse. Vi sono forse umani che metterebbero al mondo dei figli per farli vivere nella prigione della torre? Così i delfini, da popolo delle stelle, rispettato e onorato da qualche popolazione indigena, sono diventati esseri coltivati in vasca per rispettare e onorare il dio dell’intrattenimento proficuo.

Ma da qualche parte qualcosa è cambiato, e speriamo che questa mutazione di sensibilità e coscienza continui.

Il delfinario è una grande vasca in cui vivono delfini ammaestrati.

Nel 1993 è stato chiuso l’ultimo delfinario presente nel Regno Unito con l’ammissione che

considerando la loro complessa struttura sociale e la necessità di spazi molto ampi, è estremamente difficile soddisfare le loro esigenze in un ambiente artificiale.

Nel 2013 il ministero indiano per l’ambiente e le foreste proibì la detenzione di cetacei e il loro utilizzo per intrattenimento, e dichiarò:

i delfini dovrebbero essere visti come persone non-umane con propri diritti; mantenerli in cattività a fini di intrattenimento è moralmente inaccettabile.

Delfini eseguono acrobazie in un delfinario.

Nel 2014 un proclama del Malibu City Council stabilì che “le balene e i delfini sono creature estremamente intelligenti ed emotive, e quindi hanno diritto alla vita e alla libertà.”

Nel 2016 il consiglio comunale di Barcellona decide di chiudere il proprio delfinario.

Nel 2017 la Francia ha stabilito che non è più consentito tenere i cetacei in cattività.

Nel 2018 i delfini sono ancora tra gli ospiti d’onore dell’acquario di Genova. La loro fortuna sarebbe quella di vivere in una struttura progettata da un architetto eccessivamente famoso, alla cui vista, come annunciato sul sito dell’acquario:

il respiro si ferma per un attimo e il cuore inizia a battere più forte.

E non potrebbe essere diversamente: i delfini sono esseri abituati a percorrere oltre 100 km al giorno, e non credo che neanche una lussuosa dimora possa eguagliare la bellezza dei vasti oceani di madre Natura.

Avvistamento in mare aperto di delfini a Goa.

Ma la comunicazione dell’acquario di Genova, uno trai più grandi al mondo, si spinge oltre, e con notevole abilità linguistica:

I delfini sono gli ospiti più agili e giocherelloni dell’Acquario. Raggiungono picchi di velocità di 30 Km/h e compiono alti salti acrobatici fuori dall’acqua… I delfini sono anche dei chiacchieroni… possiedono un notevole repertorio di suoni utilizzati per la comunicazione, composto da fischi e scricchiolii. Il più curioso di tutti è il fischio firma: differente per ogni individuo, è oggetto di studi scientifici presso il nostro Acquario. Le interazioni tra i delfini e lo staff si svolgono più volte al giorno: all’ora dei pasti, nei momenti di gioco e socializzazione.

L’eufemistica ipocrisia linguistica è messa all’opera, la stessa che trasforma i detenuti delle patrie galere in ospiti. Anche loro godono di assistenza sanitaria gratuita e pasti garantiti, di palestre e sale per la socializzazione e le attività ludiche, cose che fuori non avrebbero.

Ma qui c’è di più, se da un lato questo comunicato dichiara l’intelligenza e l’individualità dei propri ospiti acquatici e la loro necessità di movimento, dall’altro ne parla come di uno spettacolo a cui assistere. Basta pagare il biglietto.

Delfini in mare aperto.

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