“È così sfacciatamente stupido, è un teppistello, un cane, un maiale, un truffatore, un artista delle stronzate, un bastardello che non sa quello di cui parla.”

Inizia così l’invettiva di un famoso attore statunitense contro quello che diventerà il 45° presidente degli Stati Uniti.

Nel monologo l’avversario viene insultato paragonandolo ad altre specie animali, secondo una consueta e consolidata pratica tipicamente umana. L’iniziale epiteto di stupido, che ben si adatta alla specie umana, viene considerato, probabilmente, troppo poco incisivo, e così sono prontamente chiamati in aiuto gli amici animali.

I termini derogatori di origine animale non sono né metafore né linguaggi figurati, ma abusi linguistici che rivelano una forma mentale aggressiva verso le altre specie. Gli uomini definiti cani e porci non sono più uomini, sono altro, e così l’essere umano rimane sano e puro. Una forma di meta-razzismo, ovvero di specismo linguistico brutale.

Se esclamare “Sei un cane” è offensivo, dire “Sei fedele come un cane” è un complimento con sfumature patetiche. Invero, molte sono le qualità che devono avere i cani nelle metafore della lingua umana.

E poi c’è il maiale. Esiste una pletora di immagini suine utilizzate per insultare la specie umana, dall’avidità alimentare ai comportamenti disinibiti, dalla carenza di igiene all’aspetto fisico eccessivamente preponderante. La specie suina, con valoroso atto di generosità, ha accentrato su di sé molti difetti della specie umana.

Fergus mostra a un maialino le parole offensive a suo carico. Foto: SWNS.com

Il fattore inglese Fergus Howie ha scritto all’Oxford English Dictionary chiedendo che venissero rimosse le sottovoci offensive (pig-out, eat like a pig, porker) presenti alla voce pig, in quanto i maiali non sono avidi di cibo.

Eppure continuiamo a offenderci tra noi paragonandoci a loro, senza renderci conto che è vero l’esatto contrario, ovvero che offendiamo loro paragonandoli a noi. Forse sarebbe meglio che i difetti umani non l’oltrepassassero il proprio ambito di pertinenza linguistica; l’animale uomo ha già a disposizione un sufficiente numero di mezzi propri con cui passare il tempo a offendersi.

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